ERCOLANESI FAMOSI

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AMADEO BORDIGA

 UN PROTAGONISTA DIMENTICATO E LA SUA CITTÀ

    (politico)

A 40 anni dalla morte, la città di Ercolano ha dedicato una strada ad Amadeo Bordiga (attenzione, non Amedeo), ma chi era questo personaggio?

Egli nacque ad Ercolano (allora Resina) il 13 giugno del 1889 e fu battezzato il 15 nella Parrocchia di S. Maria a Pugliano dall’allora parroco Ciro Rota; padrino fu il conte Michele Amadei e madrina Erminia Bordiga. Il padre, prof. Oreste, era un illustre cattedratico di Economia rurale presso la Facoltà di Agraria di Portici (ad Oreste è anche intestata una scuola di Ponticelli) e nella Biblioteca Civica di Ercolano vi è anche conservata una sua pubblicazione; la madre, Zaira degli Amadei, apparteneva a una nobile famiglia. I nomi imposti al bambino furono Amadeo (in omaggio al nobile casato della madre), Adriano, Erminio, Antonio.

Agli agi della sua famiglia di antica nobiltà e della sua professione (era ingegnere) preferì il farsi rivoluzionario e condottiero di masse. Infatti, nel 1910 entra a far parte della gioventù socialista e nel 1912 fonda il gruppo socialista intransigente “Carlo Marx” collocandosi all’estrema sinistra del partito. Scrisse sui più importanti giornali della sinistra e polemizzò con Gaetano Salvemini affermando un netto rifiuto della cultura crociana allora imperante.

Il 9 gennaio 1914, sposa a Napoli Ortensia de Meo.

Nel 1917, sull’onda della rivoluzione sovietica, si accendono fermenti rivoluzionari anche in Italia, ma i forti contrasti, gli opportunismi e i tatticismi politici provocano una spaccatura interna del Partito socialista in 3 correnti: i massimalisti di Serrati, i riformisti di Turati e gli astensionisti di Bordiga che rifiutavano ogni compromesso ed erano tesi alla realizzazione di uno sbocco rivoluzionario. Nel 1918 Bordiga fonda e dirige il giornale “Il Soviet”, che si stampava a Napoli e che diffondeva a livello nazionale le tesi astensionistiche (astensione dalle elezioni e lotta rivoluzionaria). L’anno seguente Lenin fonda la Terza Internazionale (Komintern) cui dovevano prendere parte i partiti socialisti a livello mondiale per elaborare una strategia comune. Nel 1920 Bordiga si reca a Mosca per partecipare al II congresso costitutivo dell’Internazionale; qui Lenin redige i cosiddetti 21 punti , cioè le condizioni che i partiti socialisti dovevano accettare per entrare a far parte del Komintern, il nostro propose e fece approvare il 7° punto che prevedeva l’espulsione dei riformisti.

Nel 1921 si tiene a Livorno, in un clima infuocato, il XVII Congresso del PSI; massimalisti e riformisti (che insieme costituiscono la maggioranza) rifiutano i 21 punti provocando la fuoriuscita di Bordiga, dei delegati astensionisti e della Federazione Giovanile, capeggiata da Ignazio Silone, che fondano il Partito Comunista d’Italia (denominazione mantenuta fino al 1943, quando in seguito allo scioglimento del Komintern, fu assunta quella di PCI).

Primo segretario generale del partito viene eletto Bordiga, la cui azione e funzione fondamentale è superiore a quella di Gramsci. In effetti, mentre Gramsci e il suo giornale – L’Ordine Nuovo – influenzavano solo l’area torinese, l’influenza bordighiana era a livello nazionale.

Con la morte di Lenin e l’ascesa dittatoriale di Stalin, con il quale Bordiga ha sempre avuto un rapporto  conflittuale, al punto che durante una violenta discussione Stalin giunge a dirgli: ”Dio vi perdoni per aver parlato così”, il rapporto con il Komintern diventa sempre più conflittuale.

In effetti, egli era sempre più cosciente della degenerazione dittatoriale e burocratica che stava avvenendo in URSS e nel Komintern, inoltre rifiutava decisamente il tentativo staliniano di strumentalizzazione dei partiti comunisti quali mezzi della politica estera dell’Unione Sovietica. Nel frattempo viene arrestato e anche confinato a Ustica e a Ponza. Il Komintern ne approfittò per escluderlo dalla direzione ma, capita la manovra che tendeva a colpire la sua battaglia contro l’asservimento del partito, rifiutò sia il sussidio che il partito inviava agli arrestati sia le cariche che gli vennero offerte a Mosca per allontanarlo dall’Italia e renderlo inoffensivo. Scrisse infatti dal carcere: ”Non collaborerò in alcun modo alla direzione del partito. Dall’esecutivo del Komintern sono lieto di essere già escluso. Non mi dimetto da non so che carica mi hanno dato a Mosca, ma se dovessi uscire non andrò laggiù neanche per poco tempo”. Liberato, grazie ad una sua abile difesa e al fatto che la magistratura non era ancora del tutto asservita al fascismo in quel periodo, le lotte interne diventano sempre più aspre; in un convegno clandestino a Como (preceduto da un incontro tenutosi nella nostra città in zona S. Vito), Gramsci tentò inutilmente di metterlo in minoranza. Tuttavia, nonostante la durezza del confronto politico, rimaneva una stima profonda tra i due leader e scriveva di lui Gramsci: “Per sostituire Amadeo nella situazione italiana, bisogna inoltre più di un elemento, perché Amadeo effettivamente, come capacità generale di lavoro, ne vale almeno tre, ammesso che si possa in tal modo sostituire un uomo del suo valore”.

 Intanto in URSS scoppiava il conflitto tra Stalin e Trotski; Bordiga si schiera a favore di quest’ultimo attaccando Stalin quale affossatore della rivoluzione, ma ormai egli era sempre più isolato; battuto al congresso di Lione (1926) fu espulso dal partito nel 1929 insieme a Silone, Leonetti, Tresso (che sarà ucciso a Parigi da sicari di Stalin nel 1944), Tasca, Damen e altri dei principali fondatori. Anche Gramsci, che dal carcere iniziò ad opporsi alla politica staliniana, fu emarginato dal partito e persino dai comunisti detenuti nel suo stesso carcere. Bordiga si ritirò a vita privata esercitando la professione di ingegnere (comunque sottoposto a sorveglianza speciale da parte del regime fascista) e solo nel 1945 riprese l’impegno politico fondando periodici, piccoli gruppi politici e scrivendo libri come la “Storia della sinistra comunista” in 2 volumi e testi di analisi della teoria economica marxista che egli pubblicava anonimi in quanto contrario al principio, da lui definito borghese, della proprietà intellettuale.

E’ morto a Formia il 21 settembre 1970.

Egli rivendicò sempre con orgoglio la sua coerente intransigenza, anche se lo porta ad una concezione abbastanza chiusa di un partito visto come insieme di professionisti della rivoluzione. Nell’unica intervista televisiva rilasciata a Sergio Zavoli nel programma Nascita di una dittatura del 1969, quando gli si fanno presente le critiche di essere poco elastico, a formare gruppi settari e ad essere troppo intransigente, Bordiga afferma: “mi attribuisco questa doppia qualità: di avere una tendenza settaria e di essere poco duttile quando cambiano le situazioni”. In fondo egli è sempre stato un personaggio scomodo, anche e soprattutto per il partito da lui stesso fondato: per l’antistalinismo, anti opportunismo e per la sua spietata critica all’URSS, della quale afferma senza mezzi termini la degenerazione in capitalismo di Stato. Tuttavia, la sua intransigenza politica e durezza  ideologica, secondo la testimonianza di quanti l’hanno conosciuto, non hanno inficiato un profondo senso di umanità e perfino di dolcezza, che gli veniva dalla sua formazione familiare, intellettuale e dalla sua napoletanità.

 

Francesco e Vincenzo Accardo

Pubblicato in “Poliziotto e Cittadino”,  gennaio 2011.

 

 

BENEDETTO COZZOLINO

( 1757 – 1839 )

 (sacerdote)

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Nel 1788 a Resina (Napoli), dove già aveva sede una scuola privata per sordomuti, fu eretta per opera dell’Abate Benedetto Cozzolino e con decreto di Ferdinando i Re delle due Sicilie (già Ferdinando IV come Re di Napoli dal 1759 e III come Re delle Due Sicilie dal 1816), una nuova scuola per sordomuti, risolvendo il gravoso problema che angustiava il Re, per lo stato di incivilizzazione in cui si trovavano i sordomuti di Napoli, privi di istruzione, che mendicavano nelle strade prospicenti al golfo partenopeo.

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Istituto per sordomuti “Real Albergo dei Poveri” – Napoli

Nel secolo XVIII fu così realizzata, a Napoli, la seconda scuola per sordi, dopo quella di Roma, e fu la prima scuola pubblica per sordi riconosciuta dal Governo. Il terzo Istituto per sordomuti è quello di Genova, inaugurato all’inizio del secolo XIX.

Il primo Istituto si aprì presso “l’Università degli Studi” con pochi sordomuti di ambo i sessi, che frequentavano le lezioni tre soli giorni alla settimana. In pochi mesi, tuttavia, il numero degli alunni aumentò in modo impressionante e la scuola si trasformò a tempo pieno. Le lezioni erano impartite con il metodo mimico-gestuale e con l’insegnamento contemporaneo della parola parlata secondo il metodo di Tommaso Silvestri.

A Giuseppe Napoleone, Re di Napoli dal 1806 al1808, si deve l’istituzione del primo regolamento speciale dell’Istituto. Nel regolamento era previsto un regime di convitto affinché quell’Istituzione “…possa appieno rispondere al bisogno di accogliere quanti più si potranno infelici sordomuti disseminati per il Reame”. Nel 1816, sotto il regno di Ferdinando I, fu riformato l’organico del personale. L’Abate Cozzolino fu il primo direttore della scuola, che fu trasferita in una parte autonoma del grandioso palazzo “Reale Albergo dei Poveri”, in Piazza Carlo III, n.7 dove è raccolta tutta la storia di Napoli per l’assistenza e l’educazione degli indigenti di allora, circa 5000 poveri e disabili. L’Istituto per sordomuti si apri dal 1819.

Dopo la metà del XIX secolo, l’Istituto attraversò gravi difficoltà, che superò grazie al direttore del tempo il prof. Ernesto Scuri (1854-1927).In quel tempo era già sorto, a Napoli, un altro grande complesso scolastico fondato dal Sac. Luigi Aiello (1819-1866), con l’assenso di re Ferdinando II di Borbone. Così Napoli ebbe due notevoli Istituti per sordomuti.

Nel 1925, dopo la legislazione dell’istruzione obbligatoria ai sordomuti l’Istituto governativo napoletano fu riconosciuto scuola pubblica parificata, ma non poteva essere incorporato nell’organico statale come, invece, lo erano stati gli Istituti di Roma, Milano e Palermo (Istituto Statale per Sordi).Negli anni cinquanta sotto la direzione del prof Decio Scuri (1905-1980), figlio di Ernesto, l’Istituto napoletano si arricchì di nuovi servizi come il centro audiologico e foniatrico. L’attività didattica speciale ebbe annessi dei laboratori professionali.Negli anni Settanta l’Istituto di Napoli subì un sensibile calo di iscrizioni dovuto alla nuova legge sull’inserimento di alunni sordi nella scuola ordinaria e quando poi, nel 1980, l’Istituto fu colpito dal sisma, l’attività scolastica per sordi venne a cessare e gli alunni furono trasferiti all’Istituto salesiano di Aiello.Attualmente il grandioso e storico complesso «Real Albergo dei Poveri» è di proprietà del Comune di Napoli, ma é inagibile, dovrebbe essere demolito e ricostruito per far posto ad una sede universitaria.Bisognerebbe fare subito ricorso ed eseguire gli opportuni lavori di consolidamento e di conservazione per un eventuale futuro ripristino dell’attività scolastica per i sordi napoletani. Chissà se la gestione dell’Istituto si sia impegnata per questo?.

Sacerdote caritatevole, iniziò raccogliendo e istruendo alcuni sordomuti nella sua casa, a Resina (Napoli) ma quell’esperienza di scuola privata per i sordomuti non ebbe seguito e solo dopo aver appreso il metodo dell’abate Tommaso Silvestri, di Roma nell’istruzione speciale per i sordi, lo volle adottare a Napoli. Quel suo viaggio a Roma era stato incoraggiato e finanziato dal Re Ferdinando IV di Napoli. Quando tornò a Napoli, riprese l’insegnamento ai sordi nella sua rinnovata scuola, pubblica, adottando il metodo appreso con la tecnica del Silvestri, prevalentemente quello orale. L’abate Cozzolino morì a Napoli nel 1839 ed ancora oggi è ricordato per il contributo che egli ha dato allo sviluppo decorso dell’Istituto governativo Sordomuti “Real Albergo dei Poveri”. SCUOLA DI METODO “BENEDETTO COZZOLINO” La scuola di metodo per l’abilitazione degli Insegnanti per sordomuti fu fondata a Napoli nel 1906 e riconosciuta con Regio Decreto luogotenenziale n.1112 del 10 giugno 1917, intestandola a Benedetto Cozzolino, fondatore dell’Istituto Sordomuti di Napoli, terza scuola di Metodo creata in Italia dopo quelle di Milano (1836) e Siena (1880). Nonostante le avverse e alterne vicende patite dell’Istituto di Napoli la scuola di metodo fondata da Ernesto Scuri è tutt’ora operante, e funziona nell’ambito dei programmi del corso biennale monovalente e polivalente per la specializzazione dell’insegnamento ai portatori di handicap; è diretta dal prof. Leone Vacalebre su autorizzazione del Ministero della PubblicaIstruzione (1986). DIRETTORI SUCCEDUTISI ALL’ISTITUTO SORDOMUTI Abate Benedetto Cozzolino dal 1788 al 1839 Sac. Luigi Aiello dal 1839 al 1854 (?) Prof. Simone Piero dal 1855 (?) al…. Prof. Wit dal….al…. Prof. Dionisio Cozzolino (1880) dal…. al 1891 (?) Prof. Ernesto Scuri dal 189.. a l1927 Prof. Sac. Gennaro Carola dal 1927 al 1942 (?) dal 1942 al 1952 Prof. Decio Scuri dal 1952 al 1970 dal 1970 al 1980 NOTE RIEPILOGATIVE 1788 – Fondazione della scuola per sordomuti con decreto reale. 1790 – Sede provvisoria presso l’Università; 1807 – Approvato il Regolamento dell’Istituto Governativo; 1816 – Nuovo organico del personale dell’Istituto 1819 – Nuova sede dell’Istituto Sordomuti presso il Real Albergo dei Poveri in Piazza Carlo III, n.7 1839 – Morte del fondatore, Benedetto Cozzolino; 1876 – Convenzione con l’Amministrazione del Real Albergo dei Poveri per il convitto Maschile e Femminile dell’Istituto. 1880 – Applicazione del «metodo orale» 1891 – Il prof. Scuri assume la direzione dell’Istituto e vi apporta innovazioni; 1906 – Fondazione della Scuola di Metodo “Benedetto Cozzolino”; 1917 -Riconoscimento legale della Scuola di metodo con Regio Decreto Luogotenenziale n.1112 del 10.6.1917; 1925 – Equiparazione della scuola pubblica per sordomuti; 1927 – Sospensione della scuola di metodo per alcuni anni; 1952 -Ristrutturazione del nuovo centro audiologico e foniatrico sotto la direzione del prof. Decio Scuri, figlio di Ernesto Scuri; 1980 – L’Istituto è gravemente danneggiato da un terremoto ed è dichiarato “inagibile”; gli alunni e le alunne in corso di istruzione sono trasferiti in altre istituzioni vicine; 1981- Soppressione definitiva delle funzioni giuridiche e scolastiche dell’Istituto Sordomuti Real Albergo dei Poveri; 1982- Dichiarata la demolizione dell’imponente Istituto (ma fino ad ora non è stata effettuata); 1986 – Ripresa della scuola di metodo “Cozzolino” con nuovi programmi per i corsi biennali polivalenti e monovalenti per gli insegnanti di sostegno. E’ questo un segno di ripresa della storia scuole nel famoso Istituto napoletano.

Questa scuola fu oggetto dell’ammirazione degli stranieri, che vennero a visitarla per esportarne il modello in Francia, Germania, Irlanda e persino in America.

Giulio Rodinò

Giulio Rodinò (Napoli 1875-Roma 1946), secondogenito di Gianfrancesco, marchese di Sangineto, e di Giuseppina Sanseverino, compì gli studi a Napoli nel Collegio dei gesuiti alla Canocchia. Si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza e conseguì la laurea nel 1897. In lui e nella sua famiglia si può dire che sia raffigurata gran parte della storia del movimento cattolico napoletano.

Giulio rappresentò la terza generazione: quella che, “smesse le cospirazioni”, entrò in relazione con la società italiana attraverso quel “tramite di avvicinamenti” che furono le amministrazioni comunali delle grandi città. L’inizio della sua attività politica venne a coincidere con il decennio giolittiano, caratterizzato, tra l’altro, dall’attenuazione del non expedit, da una certa apertura dei cattolici nei confronti dello Stato liberale. Nel 1903 e nel 1909 si era presentato candidato alle elezioni politiche, ma solo in quelle del 1913 riuscì eletto: fu, quella, una delle poche candidature cattoliche risultate vincenti. Il PPI fu per Rodinò come per molti altri cattolici militanti, l’approdo e lo sbocco di varie esperienze politiche maturate nel periodo giolittiano che la guerra, si era incaricata di purificare, creando le condizioni favorevoli alla formazione di un partito di cattolici. Dopo l’iniziale successo ottenuto nelle elezioni del 1919, il partito attraversò un periodo di crisi tale che Sturzo dovette nominare Rodinò commissario straordinario in vista delle elezioni politiche del 1921. Consigliere nazionale e membro della direzione del PPI, Rodinò ricoprì anche alti incarichi pubblici. Fu, infatti, Vice Presidente della Camera dei deputati dal 1919 al 1921, ministro della guerra nel 1920 e nel 1921, ministro della giustizia nel 1921-22. Di fronte al colpo di mano fascista, Rodinò assunse un atteggiamento di cauta e prudente attesa. Chiamato a reggere il partito dopo le dimissioni di Sturzo, Rodinò fu l’unico deputato popolare eletto a Napoli nel 1924. Il 9 Novembre 1926 fu dichiarato decaduto dal mandato parlamentare. Dopo l’8 Settembre 1943, per la sua alta esperienza politica fu la figura di maggior rilievo della rinata DC. Ministro senza portafoglio nel governo di unità nazionale, fu poi Vice Presidente del Consiglio nel governo Bonomi.

 

Giuseppe Zeno

(attore)

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BIAGIO IZZO

Persone legate a Ercolano

ERCOLANESI FAMOSIultima modifica: 2011-06-30T19:03:00+02:00da ninkonanko

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