M.A.V. ERCOLANO

 «Senza aiuti, rischiamo la chiusura»

 

Intervista al direttore del museo

 

Tratta da “Metropolis”

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Il Museo Archeologico Virtuale inaugurato nel 2008. La sontuosità delle antiche terme, la maestosità di quello che doveva essere il teatro cittadino, la possibilità di camminare all’interno del ninfeo di Baia, di aggirarsi tra i lupanari di Pompei. Quindi la grande attrazione: l’eruzione del Vesuvio in 3D. Tutto in ordine, tutto funzionante, tra il bianco accecante degli spazi museali e l’oscurità più cupa che ospita le installazioni multimediali. Ma chi entra al Mav alla fine dovrà pure uscirne, imbattendosi, nell’ordine: in una folla di persone assiepate al suo esterno, su panchine imbrattate, a ridosso di aiuole mal tenute; in graffiti e scarabocchi su ogni superficie liscia disponibile; in una via IV novembre fuori da ogni regola di convivenza civile; in una Circumvesuviana dove il primo treno utile per Napoli o Sorrento rischia di partire non prima di 40 minuti. Per non parlare degli Scavi di Ercolano, il cui biglietto non è per nulla integrato a quello del Mav (e viceversa), costringendo una famiglia media a investire circa 100 euro per visitare entrambe le attrazioni, che distano poche centinaia di metri l’una dall’altra e che dovrebbero parlare la stessa lingua, essendo creature finanziate essenzialmente da soldi pubblici. Solo virtualmente, però, nel caso del Mav, come si affretta a spiegare il direttore del museo, Ciro Cacciola. “Siamo gestiti dalla Fondazione Cives, composta da Comune, Provincia e Regione, ma costiamo pochissimo: sia perché siamo una delle poche realtà in ambito culturale a recuperare il 40 per cento di quanto spende; sia perché, tranne che dalla Provincia, non riceviamo finanziamenti regolari e annuali dai nostri partner istituzionali”.

Vale a dire che Comune e Regione assistono allo spettacolo senza pagare il biglietto?

La Regione, dall’insediamento della Giunta Caldoro, non ha versato un euro. Il Comune, per il 2012, ha già annunciato di non avere disponibilità da destinare al Mav. Ma questo è niente…”.

Perché, c’è dell’altro ?

Basterebbero anche dei gesti concreti di collaborazione quotidiana, come la valorizzazione dell’area in cui insiste il museo o un’attenta politica al servizio del turista che arriva a Ercolano. Ci vuole tanto a immaginare un biglietto unico che consenta di visitare Scavi, Mav, Vesuvio, Osservatorio, Ville Vesuviane, tanto per fare un esempio? In questo modo si incentiverebbe il visitatore a trascorrere almeno una notte in città, facendo finalmente respirare gli alberghi e i bed & breakfast che coraggiosamente hanno investito sul territorio e sulle potenzialità attrattive di Ercolano”.

E invece

Invece manca una governance moderna e efficace. Così non si fa sistema. Se poi aggiungiamo il fatto che al Mav, come a tutte le strutture culturali del Comune di Ercolano, vengono regolarmente recapitate bollette della Tarsu spropositate, il quadro è completo”.

A proposito di pulizia, come convivete con il degrado che circonda la sede del Mav?

Chi progettò il recupero di questo edificio scolastico, pensò giustamente di inserire il più possibile il nuovo museo nel tessuto urbano, senza pensare a recinzioni e a barriere. Nulla da dire sul concetto in sé, ma a quattro anni dall’inaugurazione sono in molti a pensare che quella fu un’idea che alla prova dei fatti si è rivelata sbagliata. Purtroppo gli atti di vandalismo sono quotidiani: muri e panchine imbrattate, ragazzi che giocano a palla nel nostro cortile, vetri rotti di proposito nottetempo, immondizia scaricata di proposito nel fossato. La nostra vigilanza fa quello che può, ma è una struttura difficile da ‘difendere’, in quanto aperta su tutti e quattro i lati e molto vasta e articolata al proprio interno”.

Il museo sorge in una un’area di 5mila metri quadrati, su 3 livelli, compreso un auditorium da 300 posti, con oltre settanta installazioni multimediali. Ma tutti questi sforzi stanno ripagando in termini di presenze e incassi?

Senz’altro sì. Il trend è costantemente in crescita, soprattutto da quando abbiamo rinnovato radicalmente il Museo e abbiamo completato il percorso con il film sull’eruzione del Vesuvio in 3D. Nel primo quadrimestre di quest’anno abbiamo registrato un +15% di presenze, in un contesto di generale crisi dei consumi culturali e in presenza di un calo di almeno il 20% di presenze nella filiera turistica. Ad aprile abbiamo registrato un vero e proprio boom con il raddoppio del numero di visitatori, sia durante la settimana che nei week-end. Mav 2.0 vuol dire questo: un museo al passo con l’evoluzione della tecnologia, con una missione di divulgazione scientifica, con una forte attenzione alle nuove generazioni dei nativi digitali. Il film sul Vesuvio lo abbiamo scritto in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Geologia e Vulcanologia e tutte le nuove produzioni sono progettate sulla base delle indicazioni di archeologi che lavorano con la Soprintendenza

A proposito di eruzione in 3D: non è limitante la voce narrante solamente in italiano ?

Certamente sì. Stiamo provvedendo a doppiare il film in inglese e a progettare un sistema che renda possibile l’ascolto personalizzato nell’idioma preferito dal visitatore. Tra qualche mese sarà disponibile una versione in 6 lingue”.

Così come non è cosa da poco gestire tutto quanto con poche risorse, anche umane…

Siamo in dieci, me compreso. Di cui otto dipendenti con contratti part time al 50%, con un’età media di 27 anni. In pratica sono 6 persone in tutto, che gestiscono un flusso di visitatori di circa 70.000 presenze annuali, nonché centinaia di eventi culturali, il sito internet, la comunicazione, le campagne di promozione, la pianificazione e la programmazione. I nostri bilanci sono in ordine, abbiamo ridotto del 30% i costi di gestione, stiamo progettando un nuovo spazio per la ristorazione. Detto questo, è chiaro che avremmo bisogno di maggiori investimenti. Chiediamo che sia introdotto un criterio oggettivo di valutazione, da parte degli enti pubblici. In presenza di risorse scarse, occorre fare delle scelte e sostenere quelle iniziative che hanno e producono maggiori risultati. Noi chiediamo che sia un sistema di valutazione oggettiva a decidere chi merita di avere finanziamenti e chi no. Altrimenti si corre il rischio che il Mav possa chiudere, mentre si continuano a finanziare una miriade di eventi di cui solo i beneficiari ne hanno notizia”.

Ma non è che a Ercolano non ci state più bene ?

No, non è questo. Anzi, credo che Ercolano abbia potenzialità enormi e ancora inesplorate. Però è bene dirlo: riuscire a tenere aperto il Mav in un contesto così problematico è impresa difficilissima. Per vincere la sfida occorre il contributo di tutti. Se le istituzioni locali non investono né in progettualità né in risorse; se dobbiamo pagare migliaia di euro al mese di Tarsu e vederci vandalizzata la sede; se non si riesce ad avere un sistema di governance efficace, il futuro potrebbe riservare scelte diverse e purtroppo non positive per la città”.

 

 

M.A.V. ERCOLANOultima modifica: 2012-05-14T13:11:00+02:00da ninkonanko
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