LE REALI FERRIERE DI MONGIANA

                

 

Nate nella seconda metà del XVIII secolo, le ferriere di Mongiana sono l’ultima testimonianza di un’attività fusiva che in Calabria risale al tempo dei Fenici. Di tale attività, ma di epoche più recenti, restano labili tracce nel territorio compreso tra la marina di Stilo e l’acrocoro di Serra San Bruno. Le antiche popolazioni sfruttavano in loco le risorse del sottosuolo, fondevano il rame, il ferro, il piombo e l’argento. Le miniere di Pezzano, fornitrici della materia prima usata dagli impianti di Mongiana, erano gia sfruttate in epoche antecedenti la conquista normanna e, a partire dal secolo XVIII, divennero il fulcro intorno a cui si sviluppò l’industria siderurgica delle Due Sicilie. Le Ferriere di Mongiana sono una gemmazione di precedenti minuscole ferriere, dette genericamente Ferriere del Bosco del Demanio di Stilo, da cui si distaccano con un processo di gemmazione tipico dei metodi di fusione in uso. L’enorme consumo di carbone vegetale, a quei tempi unico combustibile dei processi di fusione, rendeva le ferriere industrie nomadi all’inseguimento di nuovi boschi da carbonizzare. Erano in sostanza ferriere itineranti perché, non essendo ancora invalso l’unico uso dei tagli a salto e dei cicli di riforestazione, la distruzione dei boschi limitrofi determinava l’abbandono dei forni ed obbligava a ricostruirli in un territorio attiguo, ricco di nuovi boschi da usare. Nel 1771, distrutto il Bosco di Stilo, i forni giunsero in località Cima, detta poi Mongiana dal nome di un gorgogliante ruscello che scorreva sulla Piana Stagliata-Micone. Intorno a quel primordiale nucleo di attrezzature si sviluppò il paese e, con l’introduzione delle prime leggi sulla tutela forestale, le ferriere persero il carattere itinerante e assunsero quello di industria stabile. Gestita inizialmente dal Ministero delle Finanze, successivamente da quello della Guerra e Marina, Mongiana passò indenne attraverso le più note vicende del suo tempo. In funzione della sua importanza strategica all’interno del Regno delle Due Sicilie, fu oggetto di particolari cure da parte di brillanti tecnici illuministi, fu assaltata da Bande Sanfediste del Cardinale Ruffo, fu gestita in regime. dai Napoleonici, tornò in mano ai Borbonici, venne interessata dal vento liberale del 1848 e, almeno fino al 1860, anno in cui cadde preda dei Garibaldini, fu sottoposta a continui aggiornamenti tecnici nel preminente settore metallurgico.
Alla caduta del Regno e con il suo inserimento nello Stato Italiano fu progressivamente diminuita la produzione, privilegiando le industrie del Nord Italia, Nel 1860, in occasione dell’annessione al Piemonte, Mongiana fu teatro di una sommossa contro il nuovo governo, guidata dagli operai delle Ferriere: scesero in piazza, assaltando la sede della Guardia Nazionale, calpestando il tricolore, quindi, sequestrando la tromba al capomulattiere, chiamarono a raccolta l’intera popolazione, che si riversò per le strade inalberando la bandiera bianca con i gigli, infransero lo stemma sabaudo posto nella casa del governatore, scendendo alla fonderia, presero la statua di Francesco II e la portarono in processione per il paese, collocandola nella sua vecchia posizione. Al colonnello garibaldino Massimino destò viva impressione soprattutto la partecipazione delle donne; ma nel 1875 la ferriera venne acquistata dal senatore ex garibaldino Achille Fezzari che, dopo aver sfruttato quel che restava, chiuse l’impianto nel 1881. Scomparve così un’azienda che era stata per il Regno delle Due Sicilie il primo e più grande polo siderurgico d’Italia, seguito venti anni dopo dal mostro dell’I.L.V.A. diventato poi Italsider
La sua storia, oltre ad essere caratterizzata all’esterno delle vicende politiche nazionali, è contrassegnata all’interno dalla spasmodica ricerca di soluzioni valide a mantenerla al passo coi tempi anche in anni in cui tutta la siderurgia italiana, ed ancora in parte quella europea, era vincolata a sistemi obsoleti rispetto alle dirompenti ed innovative pratiche fusive inglesi. Il superstite patrimonio edilizio, di cui parte in fase di restauro, testimonia il lungo travaglio determinato non solo dalle vicende umane ma anche dalle catastrofi naturali. Il terremoto del 1783 e due devastanti alluvioni, già a metà dell’Ottocento avevano spazzato via l’antica conformazione settecentesca. Quello che oggi a noi resta è il frutto della ricostruzione, realizzata sotto la guida dell’ingegnere D.F. Savino, messa in cantiere tra il 1851 ed il 1856. Delle precedenti realizzazioni settecentesche rimane solo qualche rudere sparpagliato lungo i corsi del Ninfo e dell’Allaro. Dal punto di vista della memoria, altre ai ruderi e alle strutture in via di restauro, restano numerosi e preziosi reperti salvati da amorevoli e gelosi collezionisti che si spera andranno ad allestire le sale del costituendo Museo delle Armi di Mongiana.

LE REALI FERRIERE DI MONGIANAultima modifica: 2011-09-07T12:24:00+02:00da ninkonanko

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