IL SEBETO E IL DRAGONE I FIUMI CHE PARTIVANO DA ERCOLANO

 

La presenza dell’ acqua e del suo scorrere in forma di rivolo, torrente o vero e proprio fiume affonda le sue radici nella storia più antica della contrada, quando , in epoca romana, si narra che la città di Herculaneum era delimitata sul versante nord e sud da due fiumi. Il Sebeto è uno dei due fiumi Il Dragone è l’altro , un suo ramo discendeva verso Ercolano formando un isola assieme al Sebeto perimetrando la posizione della basilica di S. Maria a pugliano il ramo principale invece attraversava Torre del greco.

il Sebeto e Il Dragone e che per alcuni dotti era il Dragoncello e per gli spagnoli di stanza a Torre era il Dragoncito era il fiume della città. Esso alimentava le fontane, i lavatoi e le macine dei mulini. Alle sue acque accorrevano i torresi per dissetarsi e per curarsi in quanto quest’acqua ritenuta ricca di “ penicillium” un fungo microscopico dalle capacità miracolose per le “malattie della pancia e dei bronchi”.

 Il Sebeto, ricordato da Virgilio, Stasio, Columella, Boccaccio, Pontano, Sannazaro, Celano, nascendo pesso Nola, scorreva nella zona a sud-est di Napoli (zona di Resina), fuori le mura, con un corso moderato e sinuoso,  sboccando nel mare. Le sue acque per la depressione del terreno, formavano vaste paludi puteolenti (e’ parul), per cui dal tempo dei, Borboni fu prima canalizzato e poi prosciugato, tanto che oggi è del tutto scomparso.

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IL SEBETO E IL DRAGONE I FIUMI CHE PARTIVANO DA ERCOLANOultima modifica: 2011-10-27T12:04:00+02:00da ninkonanko

1 comment for “IL SEBETO E IL DRAGONE I FIUMI CHE PARTIVANO DA ERCOLANO

  1. 26 giugno 2018 at 23:36

    A Torre del Greco c’è una strada lunga ma cieca che si chiama S. Giusppe alle Paludi. La strada sta tra via XX Settembre ed il cimitero di Torre del Greco. Nell’800 la stessa strada veniva chiamata S. Giuseppe all’orto. Le paludi, riferite nel nome della strada, sono proprio “e parul”. Queste “parul” erano fertilissime. Si coltivavano frutta e ortaggi in grande quantità.
    Quindi queste “parul” o “padule”, forse dall’odore nauseaobondo, furono una grazia di Dio per la richezza dei prodotti agricoli che si producevano. Ignoro, però, se queste parul sono diventate fertili solo dopo la bonifica.

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